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Più Europa o più Mediterraneo? Dibattito al meeting dei soci italiani di ICCA

Lunedì 14 Settembre 2015


Più Europa o più Mediterraneo? È in questa domanda la sintesi del dibattito al meeting dei soci italiani di ICCA, il network internazionale di quasi mille destinazioni, centri congressi e professionisti di cinque continenti specializzati nei congressi internazionali, che si è svolto lunedì 7 settembre a Padova.
Sul filo del titolo dell’incontro (Globale traina locale o locale attrae globale?), i partecipanti hanno potuto ascoltare – e dibattere - con 5 relatori che da angolazioni diverse hanno proposto la loro visione, con relative ricette, su come attrarre congressi internazionali in Italia.
In videoconferenza da Amsterdam, Marco van Itterzon, Director Research ICCA, ha presentato i nuovi strumenti di ricerca che ICCA mette a disposizione dei suoi soci: il famoso database ICCA, appena ridisegnato, che integra dati raccolti dall’associazione e dati pubblici come i big data.
Il tema del rapporto tra Europa e Mediterraneo è stato messo a fuoco da un relatore esterno, il professor Wael Farouq, egiziano, docente di Lingua e letteratura araba all’Università americana del Cairo. Farouq ha evidenziato che da un punto di vista sia culturale sia linguistico l’Egitto (e il nord Africa per esteso) è molto più vicino ai paesi del Sud Europa come l’Italia piuttosto che ad altri paesi arabi come quelli del Golfo. Il docente ha però testimoniato soprattutto, citando l’esperienza di Meeting Cairo, un evento realizzato in due edizioni a partire dal 2010, che cristiani e musulmani egiziani hanno collaborato a realizzare questo evento e, di riflesso, le loro relazioni a livello nazionale sono migliorate visibilmente negli ultimi cinque anni. “Sulla somiglianza e sulla differenza si fonda l’incontro” ha sintetizzato Farouq.
   
Milano ha fatto un balzo in Europa: questa invece può essere la sintesi dell’intervento di Matteo Trezzi, del Mi.Co. di Milano, uno dei dodici centri congressi più grandi d’Europa. “Pur non avendo relazioni istituzionali con Expo, abbiamo capito che questo evento poteva essere una notevole attrattiva per gli organizzatori internazionali per sdoganare Milano come destinazione congressuale”. Ed effettivamente gli investimenti effettuati per far conoscere la città invitando a visitarla di persona stanno dando i risultati sperati.
 
Qual è il nostro Expo?” ha chiesto alla platea Enrico Belli, presidente del comitato italiano ICCA. “Ogni territorio ha la sua risorsa nascosta: le aziende che esportano in tutto il mondo, l’enogastronomia, il paesaggio, gli istituti di ricerca. Con uno strumento che abbiamo realizzato appositamente, l’ICCA integration tool, possiamo confrontare i nostri dati con i big data forniti da ICCA e otteniamo una visione chiara su quali siano le nostre reali potenzialità. Possiamo così investire in modo mirato”.
   
Proprio sul tema delle spese di marketing, è emersa una diffusa disaffezione dei soci verso strumenti di marketing tradizionali, quali quelli editoriali e le fiere, non a caso proprio nei giorni in cui è stata annunciata la cancellazione della BTC, la fiera del turismo congressuale.
“Occorre ripartire con nuove iniziative” ha concluso Riccardo Ruggiero, direttore di Centro Congressi Padova. “Per questo abbiamo lanciato, insieme a Convention Bureau Italia, un nuovo progetto, un calendario con tutti gli eventi internazionali che ospitiamo in Italia. Potrebbe diventare un efficace biglietto da visita per la promozione all’estero delle nostre attività”.
 



 

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