home | Faq |

Intervista al prof. Alessandro Francesconi chairman del 1^ Symposium on Space Educational Activities

Mercoledì 2 Settembre 2015

Il prof. Alessandro Francesconi (qui in foto), del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, è il chairman del primo convegno europeo dedicato alle attività spaziali per gli studenti. Questo evento, che si terrà a dicembre al Centro Congressi Padova, ci ha incuriosito a tal punto da chiedergli una intervista, che ci ha concesso.



 

Professor Francesconi, da dove nasce il suo interesse per gli studi aerospaziali?

Studiavo ingegneria a Padova e conobbi il professor Francesco Angrilli che a suo tempo era coinvolto nella missione del satellite a filo. Divenne il mio professore e mi appassionai al suo stesso campo di studi.
 

Satellite a filo? Di cosa si tratta?

Forse è il caso di fare un passo indietro. Non tutti, credo, sanno che Padova ha una lunga tradizione di studi spaziali, nata con il professor Giuseppe Colombo (nella foto), uno degli inventori del satellite a filo. Questa idea “spinse” il primo astronauta italiano nello spazio: era il 1992 e l’astronauta si chiamava Franco Malerba. Nei sistemi a filo due satelliti sono collegati tramite un cavo conduttore e, grazie all’interazione con il campo elettromagnetico terrestre, possono produrre energia elettrica nello spazio senza necessità di carburante. L’esperimento dimostrò il concetto e fu un successo della ricerca italiana.
Il mio professore, Francesco Angrilli, era a sua volta allievo di Giuseppe Colombo, che ottenne dalla NASA la medaglia d'oro per straordinari meriti scientifici.
 

Quindi le missioni della NASA funzionano grazie anche alla ricerca italiana?

In qualche caso è proprio così. Il professor Colombo, che ho menzionato prima, vinse la medaglia d’oro dalla NASA proprio perché si accorse della possibilità di modificare il profilo di una missione Mariner destinata a Mercurio, ottenendo di conseguenza un ritorno scientifico molto maggiore.  Lui aveva fatto i conti su carta e matita e li convinse. La recente missione su Mercurio dell'ESA è stata poi chiamata “Bepi Colombo” proprio in suo onore.
 

Torniamo agli astronauti italiani: perché secondo lei l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti (foto) ha raggiunto questa grande popolarità?

Credo realizzi pienamente la figura di chi, appassionato di un obiettivo, non si dà tregua fino a che non lo raggiunge. La ricerca spaziale ha dentro un po’ di questa passione, anche perché non è una ricerca che dà risultati a breve termine. Il merito dei grandi professori di Padova che ho citato è stata quella di aver trasmesso una grande passione ed una grande motivazione. Occorre inseguire un sogno… e non è detto che seguendo questo percorso si vada a lavorare vicino a casa.

 

Perché l’ESA ha scelto Padova per il First Symposium on the Space educational activities?

In realtà siamo stati noi a proporlo a loro, spinti dalla grande passione dei nostri studenti. L’Agenzia spaziale europea, che è molto attenta alle attività didattiche, ha dato il patrocinio come education office. Nel campo scientifico e tecnico è importante studiare sui libri ma occorre anche fare pratica. Ad esempio si offre agli studenti di partecipare a delle vere attività spaziali, facendo volare i propri esperimenti su pallone stratosferico fino a 40km di quota o su un razzo suborbitale, simulando l’assenza di gravità su un aereo in volo parabolico o in una torre in caduta libera, o ancora sperimentare condizioni di iper gravità con centrifughe. Per diventare “veri” ingegneri è importante allenarsi a cercare di risolvere i problemi da un punto di vista pratico. È importante quindi sia la motivazione che l'apprendimento pratico.
 

Quale vantaggio hanno gli studenti che studiano ingegneria aerospaziale?

Gli studi spaziali si svolgono in un ambiente internazionale. La nostra università, tramite il corso di laurea in Ingegneria Aerospaziale gestito dal Dipartimento di Ingegneria Industriale e anche tramite il CISAS, Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali, offre un ambiente con moltissime interconnessioni, attivo in molti progetti spaziali internazionali, sia scientifici che tecnologici, in collaborazione con le principali agenzie spaziali e molte importanti industrie del settore.

 

Quali contatti avete con le aziende?

Siamo in contatto sia con i cosiddetti large spacecraft manufacturers, sia con piccole medie imprese, operanti anche nel nostro territorio, che forniscono piccole parti, componenti e servizi utili alla realizzazione di una missione spaziale.
I Large Spacecraft Manufacturers sono aziende come Airbus, Boeing, Thalesaleniaspace, OHB, che sviluppano sistemi spaziali completi spesso su commissione delle agenzie spaziali. Per questa tipologia di aziende forniamo per lo più consulenze, studi di fattibilità e servizi di test, ma in alcuni casi anche componenti e sottosistemi veri e propri.
Nei confronti delle piccole medie imprese operiamo invece in modo diverso, coinvolgendole nella realizzazione di prototipi e spesso anche accompagnandole in un percorso di addestramento a lavorare nel settore spaziale. Molti componenti di passate missioni cui l’Università di Padova ha partecipato, come ad esempio Rosetta, sono stati prodotti localmente da piccole aziende, grazie al supporto del CISAS.
 

Vi sono applicazioni anche nel settore civile?

Sì. Ad esempio ci sono ricadute su ricerche applicate ai vari settori dell’ingegneria, come la robotica, la fluidodinamica, la scienza dei materiali, ma anche alla biologia e alla medicina: esaminando il comportamento del corpo umano in assenza di gravità possiamo analizzare e comprendere meglio alcuni processi fisiologici.
 

Diventeremo un giorno turisti dello spazio?

Francamente non lo so. Però posso raccontarvi delle storie di uomini perlomeno audaci. Come il fondatore di Paypal, il famoso sistema per effettuare pagamenti online. Ha venduto la sua azienda per fondarne una altra dedicata solo alla costruzioni di razzi per portare l'uomo nello spazio.
Apparentemente un business non molto profittevole. Eppure oggi, dopo la chiusura del progetto Space Shuttle della NASA, è l'unica organizzazione privata - in grado di portare gli uomini nella stazione spaziale orbitante.
È quindi ora l’unico “fornitore” della NASA…



 
< torna indietro