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Intervista a Mario Buscema

Lunedì 18 Marzo 2013

«Vi racconto come cambia il mondo congressuale»

Nostra intervista esclusiva al nuovo Presidente Federcongressi Mario Buscema, realizzata nel giorno della sua elezione.

L’analisi del settore congressuale da parte dell’uomo che lo dovrà guidare nei prossimi anni. «Punterei molto sulle città d’arte, gli stranieri ne sono estremamente attratti».

 

 Nuovi trend nel mercato congressuale: intervista al nuovo presidente Mario Buscema

Incontriamo Mario Buscema a Roma, alla Convention di Federcongressi, che si è tenuta lo scorso 14-15 Marzo all’Hotel Crowne Plaza St Peter’s di Roma. A pochi minuti dalla sua elezione a presidente dell’associazione nazionale che riunisce i centri congressuali, le destinazioni, gli organizzatori professionali,  Mario Buscema, titolare di una agenzia bolognese di organizzazione di eventi e provider Ecm,  ci ha concesso una intervista per il sito Centrocongressipadova.it.

 

Quali sono i criteri con cui oggi un organizzatore valuta una destinazione oppure una sede congressuale? 

Spesso è il committente a indicare quale destinazione scegliere, meno spesso questa scelta è lasciata all’organizzatore, o Pco (Professional Conference Organiser). La scelta della destinazione può essere una città precisa oppure un’area territoriale. In un secondo momento,  l’organizzatore cerca di individuare,  tra le sedi del territorio preso in considerazione, dove organizzare l’evento, in base ad alcuni dati quantitativi.  I dati per scremare le sedi sono il numero di partecipanti e il numero di sale necessarie: sempre più spesso infatti al simposio principale vengono collegati seminari che si tengono in sale adiacenti. In terza battuta, si valuta la logistica, ovvero come far raggiungere la sede congressuale, e naturalmente i costi di tutti i servizi. In questa prima fase quindi è l’organizzatore che valuta, sulla carta, le informazioni che provengono dal territorio.

 

Rispetto a 5 anni fa (il 2008 ha segnato una frattura nel tessuto economico), come sono cambiati  i criteri di scelta nel congressuale, oppure è cambiata solo la valutazione generica dei costi?

Uno dei fattori che sono cambiati in questi cinque anni per un Pco sono i servizi collegati alla sede congressuale. Molte sedi congressuali propongono di utilizzare i servizi convenzionati e questo non sempre è in linea con le esigenze di un buon rapporto costo qualità che richiede l’organizzatore, perché non sempre i servizi convenzionati con il palazzo dei congressi sono all’altezza delle aspettative del committente. Quindi, rispetto a cinque anni fa, mentre il committente ha accresciuto l’attenzione ai costi e i margini per i Pco si sono ridotti, il fatto di poter fare economie sui servizi aggiuntivi è un aspetto importante nella scelta della destinazione da parte del Pco. Vorrei inoltre segnalare una tendenza nuova, rispetto a cinque anni fa: i centri congressi oggi sono interessati ai contratti pluriennali, con tariffe che invitano il committente a scegliere più volte la stessa sede nell’arco di alcuni anni. Anche alcuni committenti si stanno interrogando se convenga ancora fare congressi itineranti per motivi politici oppure razionalizzare i costi, scegliendo una destinazione ben definita.

 

Rispetto alle classiche destinazioni italiane note a livello internazionale (pensiamo a Venezia, Firenze, Milano, Roma), com’è possibile rendere attrattiva per il mercato internazionale una destinazione minore, diciamo di provincia?

Qui tocchiamo un tema strategico nazionale: l’Italia ha una attrattività territoriale incredibile. Se si riesce a fare un discorso strategico di sistema con le istituzioni locali e la parte turistica, se si propongono programmi adeguati che possano rendere fruibili questi elementi di attrattiva, gli stranieri sono estremamente attratti da una città d’arte, anche se non è super celebrata o notissima. Penso, nel caso vostro di Padova ad esempio, al valore aggiunto che potrebbe offrire una visita organizzata in esclusiva per i congressisti alla Cappella degli Scrovegni, appena terminato il congresso.

 

Un organizzatore deve decidere dove fare un evento internazionale, tra una città molto nota, diciamo Vienna, ed una meno nota, come Padova. Secondo lei come incidono i costi, ad esempio le tariffe alberghiere,  nella valutazione finale?

Il cosiddetto fare sistema significa proprio un’azione coordinata che deve andare a vantaggio di tutti, coinvolgendo Comune, assessorati al turismo e attività produttive, gli hotel, le sedi congressuali, i trasporti, la parte culturale. L’offerta finale dev’essere competitiva a livello di costi rispetto alle destinazioni concorrenti, soprattutto se più blasonate. Gli hotel, per esempio, vanno coinvolti fin da subito nella trattativa e dovrebbero comprendere che le loro tariffe vanno posizionate in maniera coerente con quelle delle destinazioni concorrenti. Se Padova compete con Vienna, ad esempio, dovrà comprimere le sue tariffe alberghiere in modo da essere competitiva con quelle di Vienna. Questo torna poi a vantaggio degli stessi alberghi.  Ci sono esempi positivi in questo senso, infatti alcune città hanno stipulato accordi tra il Convention Bureau e almeno una parte degli alberghi: escono già infatti con un’offerta che include le tariffe alberghiere.

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